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Marketing & ComunicazioneArticolo · 5 min

Decreto greenwashing: cosa cambia per le imprese dal 27 settembre 2026

È operativo il D.Lgs. 30/2026 contro il greenwashing. Le tre novità da conoscere, le sanzioni e i due passi per mettere al sicuro la comunicazione dell'azienda.

Pubblicata il 30 settembre 2026·5 minuti di lettura
Copertina: Decreto greenwashing: cosa cambia per le imprese dal 27 settembre 2026

Dal 27 settembre 2026 è operativo il D.Lgs. 30/2026 contro il greenwashing. Ogni dichiarazione sulla sostenibilità deve essere specifica, documentata e verificabile: chi non si adegua rischia sanzioni dell'AGCM fino a 10 milioni di euro.

Dal 27 settembre 2026 è operativo il D.Lgs. 30/2026, che recepisce la Direttiva UE 2024/825 contro il greenwashing e le pratiche commerciali ingannevoli. La nuova disciplina prevede sanzioni molto pesanti: l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) può applicare multe fino a 10 milioni di euro e, per le violazioni più gravi o diffuse in più Paesi, fino al 4% del fatturato annuo.

L'impatto riguarda tutte le imprese che comunicano con i consumatori e non si limita alla pubblicità: il perimetro comprende packaging, siti web, social media e ogni canale di comunicazione aziendale.

27 set 2026

Entrata in vigore

D.Lgs. 30/2026

10 mln €

Sanzione massima

o il 4% del fatturato annuo

Tutti i canali

Perimetro

Packaging, sito, social, pubblicità

Cosa cambia con il decreto greenwashing?

  1. 1

    Stop ai claim generici

    Termini come «green», «ecologico», «sostenibile» o «a impatto zero» sono ammessi solo se supportati da prove scientifiche e verificabili.

  2. 2

    Neutralità climatica: non bastano i crediti di carbonio

    Non è più possibile dichiarare un prodotto «neutro» o «a ridotto impatto climatico» basandosi solo sull'acquisto di crediti di carbonio. Serve un piano concreto di riduzione effettiva delle emissioni.

  3. 3

    Vietati i marchi autoprodotti

    I loghi e i marchi ambientali creati internamente, non riconosciuti da autorità pubbliche o da sistemi di certificazione di terze parti, sono ora sanzionabili.

Come adeguarsi al D.Lgs. 30/2026?

Per tutelare l'azienda è fondamentale intervenire subito, su due fronti.

  1. 01Mappatura completa: censire tutti i claim, gli elementi grafici e le etichette ambientali lungo l'intera filiera, dal prodotto alla comunicazione.
  2. 02Verifica documentale: analizzare e raccogliere le prove scientifiche a supporto di ogni dichiarazione. Se la documentazione è parziale o assente, il messaggio va rimosso o modificato immediatamente.

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Greenwashing e Direttiva UE 2024/825

Esempi di claim a rischio e conformi, il dettaglio delle sanzioni e un percorso in sei passi per mettere in regola la comunicazione ambientale.

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Domande frequenti

Da quando si applica il decreto greenwashing?

Le nuove regole del D.Lgs. 30/2026, che modifica il Codice del Consumo, si applicano dal 27 settembre 2026 a tutte le comunicazioni commerciali rivolte ai consumatori in Italia.

Chi controlla e chi sanziona il greenwashing?

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM). Può vietare la diffusione del messaggio e applicare sanzioni amministrative fino a 10 milioni di euro, o fino al 4% del fatturato annuo per le violazioni più gravi o transfrontaliere.

Si può ancora scrivere «sostenibile» su un prodotto?

Sì, ma solo se l'affermazione è specifica e dimostrabile con prove scientifiche e verificabili. «Sostenibile» da solo, senza dati a supporto, è un claim generico ed è vietato.

Il greenwashing è un reato penale?

No. Le sanzioni previste sono amministrative e sono applicate dall'AGCM. Il rischio però è concreto: economico, reputazionale e competitivo, perché anche concorrenti e associazioni di consumatori possono segnalare le pratiche scorrette.

Fonti: D.Lgs. 20 febbraio 2026, n. 30; Direttiva (UE) 2024/825; Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005).

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